Le parole del Logo

  • Compassione
  • Equanimità
  • Gioia
  • Apertura
  • Generosità
  • Consapevolezza
  • Gratitudine
  • Amore

Le abbiamo pensate con un’amica, seppellite dai bozzetti  che avevo preparato a casa, sedute al sole a Campo dei Fiori sotto la statua di Giordano Bruno,  condividendo idee, valori, qualità che volevamo fossero ispiratrici dell’ Associazione.

Intenzioni di bene , per noi, per gli altri, che con gioia cercavamo di scegliere tra le varie possibili, che volevamo sottolineare perché fossero sempre sotto gli occhi a ricordare non una meta di perfezione ma il modo dell’incontro , il paziente, gentile lavoro quotidiano nell’autenticità di ogni momento. La pazienza non è nominata, nemmeno la fiducia, le sentivamo  implicite in  ogni continuo ricominciare davanti  alle difficoltà, nella chiusura e nelle contrazioni del cuore eppure presenti anche lì a fare casa, ad accogliere la vita nel suo continuo cambiare, altalenante fluire di colorate diversità .

“………

Che tutti gli esseri vivano felici e sicuri:

tutti, chiunque essi siano,

deboli e forti, grandi o possenti,

alti, medi o bassi, visibili e non visibili,

vicini e lontani, nati e non nati.

Che tutti gli esseri vivano felici!

 

 

Che nessuno inganni l’altro

né lo disprezzi

né con odio o ira desideri il suo male:

Come una madre protegge con la sua vita

suo figlio, il suo unico figlio

così, con cuore aperto, si abbia cura di ogni essere,

irradiando amore sull’universo intero;

in alto verso il cielo in basso verso gli abissi,

in ogni luogo senza limitazioni,

liberi da odio e rancore.

………..”

 

 (Mettā Sutta, Insegnamento sulla gentilezza amorevole, Buddha)

 

Aprire il cuore ma talvolta nemmeno ci accorgiamo che è chiuso e reattivo verso ciò che non ci piace, secondo la solita abitudine; e…. invece, inversione di tendenza   é  il  tenere il cuore aperto, a che cosa? alle cose così come sono, alla verità delle cose come sono, aperti ad una verità com-presa, abbracciata, non rifiutata, semplicemente. Lo sento come  un fare spazio perché  nulla sia respinto e  per non indugiare nell’avversione del respingimento, per accettare che esistono anche le cose che non vorremmo (disagio, malattia, morte), per  riconoscerle, permettere che siano , accoglierle come parte della vita così da essere  in armonia anche col dolore e, nell’unità, fare casa, essere rifugio dalla paura. Lo sento come  unico modo  per essere autentici, per avere cura di ogni essere (noi compresi), per includere ogni cosa del vivere, pensiero, atto, tempo, accadimento, persona ed essere uno, pienamente vivo.